Una nuova forma di stress sta prendendo piede tra i lavoratori di tutti i settori, il cosiddetto Tecnostress. Quest’ultimo, come definito dall’ esperto di tecnologie informatiche Giulio Regosa, è “una sindrome da stress causata dalla risposta che l’individuo mette in atto nel momento in cui si trova a dover gestire la forma di conoscenza più complessa e il flusso informativo offerti dalle nuove tecnologie“. Certo, smartphone, tablet, app hanno facilitato il lavoro di tutti i giorni, permettendo di mettere in contatto persone distanti migliaia di chilometri tra di loro, al tempo stesso però il nostro cervello è costantemente messo a dura prova dall’enormità di informazioni che ogni giorno riceviamo, sul lavoro come nel privato. Tra i maggior sintomi del Tecnostress si possono trovare ansia, rabbia, depressione, mal di testa, dolore cervicale, vertigini, ecc.. ecco allora che bisognerebbe seguire i consigli di “benessere digitale” per imparare ad utilizzare al meglio le nuove tecnologie di cui disponiamo.

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Che cos’è il Tecnostress?

Come accennato prima il Tecnostress fa riferimento alla forma di stress che si manifesta sotto forma di ansia, depressione, attacchi di panico, improduttività derivati dall’uso eccessivo delle nuove tecnologie. Il termine Tecnostress venne coniato per la prima volta dallo psicologo americano Craig Broad nel 1984 analizzando l’impatto delle tecnologie sul livello psicologico dei lavoratori. Esse infatti, evolvendosi nel tempo, hanno accresciuto il flusso di informazioni a cui siamo sottoposti quotidianamente, rendendo così ancora più effimero il confine tra lavoro e tempo libero e a tal proposito si parla di ” Information Overload“. Molti lavoratori, proprio a causa delle nuove tecnologie, vengono contattati fuori dall’orario di lavoro dal proprio datore di lavoro ed il lavoratore tende a tollerare queste “intrusioni” andando però ad aggravare lo stress. Il fenomeno del Tecnostress è sempre più diffuso nel mondo e innumerevoli sono le ricerche sul tema. Ad esempio nel libro di Alessio Carciofi, Digital Detox, vengono illustrate delle statistiche riguardanti il Tecnostress ed è emerso che in media veniamo interrotti ogni 180 secondi dai nostri smartphone e che il 68% degli italiani da’ uno sguardo allo smartphone anche se non ci sono notifiche, che nove persone su 10 soffrono della sindrome della vibrazione fantasma e che non riusciamo ad allontanarci dallo smartphone per più di 20 cm. Sono statistiche che ci fanno rendere conto di quanto oramai siamo tecno-dipendenti e tale dipendenza si sta ripercuotendo sui sistemi economici.

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Sintomi Tecnostress: come riconoscerli.

Numerosi sono i sintomi legati al fenomeno del Tecnostress, ma a volte vengono confusi con altre patologie a causa della scarsa informazione. Esso si manifesta sotto forma di irrequietezza, irritabilità immotivata, ansia, attacchi di panico, depressione, rabbia, perdita di concentrazione, ma il Tecnostress può avere delle conseguenze anche fisiche come mal di schiena, vertigini, dolore cervicale, reflusso gastroesofageo, dermatiti. Va aggiunto però che i sintomi del Tecnostress vanno sommati a quelli derivanti dall’ elettrosmog, ovvero la continua esposizione, giorno e notte, ai campi elettromagnetici delle apparecchiature elettroniche che ci circondano, a casa come in ufficio: modem, stampanti, computer, tablet, smartphone…La Procura di Torino nel 2007 con una sentenza aveva riconosciuto il Tecnostress come malattia professionale, ma i continui studi del fenomeno hanno condotto il Ministero del Lavoro nel 2010 a riconoscere il Tecnostress come un serio rischio per la salute dei lavoratori.

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I consigli degli esperti di Benessere Digitale.

Le imprese, per evitare di dover pagare un prezzo troppo alto in termini di produttività, dovrebbero in primo luogo valutare il rischio Tecnostress e successivamente attuare programmi di prevenzione, questionari di autovalutazione che forniscano ai dipendenti i mezzi per poter ridurre il rischio da Tecnostress. Le aziende, oltre al concedere ai propri dipendenti le già previste pause, potrebbero predisporre alcuni servizi che riducano lo stress, come ad esempio attività fisica e meditazione. In generale bisognerebbe concedersi ogni giorno del tempo per svolgere attività che rallentino il nostro cervello (massaggi rilassanti, ginnastica, tecniche di respirazione, passeggiate) e che ci permettano di premere, almeno per una breve frazione di tempo, il tasto OFF.